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martedì 19 aprile 2016

Salute è...Muoversi in Libertà

Con immenso piacere vi informiamo che Pariedipiù sostiene l'iniziativa 


SALUTE E'...MUOVERSI IN LIBERTA'

Domenica 
24 aprile 2016 
ore 09:30 

Immersi nella natura del meraviglioso Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli (PI) ci sarà una camminata/marcia non competitiva dedicata alle Donne e a chi le rispetta

L'iniziativa è organizzata da Donna e Saluteun ponte tra buone pratiche (progetto nazionale presentato al Senato in data 10/06/2015), in occasione della prima giornata nazionale della Salute della Donna (22 aprile 2016 - #SD16)

Donna e Salute, è un progetto di tre associazioni:
Tutti possono partecipare: donne, uomini, bambine e bambini. Con le biciclette, i passeggini, i pattini e i monopattini...ciascuno con il proprio passo passeggiando, camminando, correndo..

E' richiesto un contributo volontario di 5€. 
Il ricavato andrà all'Associazione Senologica Internazionale. 

E' necessario preiscriversi all'email info@donnaesalute.org - Cellulare 347 0940720 www.donnaesalute.org.

Vi aspettiamo numerosi/e!

Pariedipiù
Twitter
Facebook
377 2760425
pariedipiu@gmail.com
www.pariedipiu.blogspot.it




mercoledì 6 aprile 2016

#bastatacere! le madri hanno voce

Pariedipiù sostiene il Progetto #Bastatacere! Le madri hanno voce.
invitiamo soci e simpatizzanti a leggere le storie di madri, professioniste e padri nella Pagina Facebook  www.facebook.com/bastatacere
Invitiamo soprattutto le madri che hanno vissuto abusi durante il parto a pubblicare il proprio cartellone anonimo, seguendo queste istruzioni tratte dalla pagina Facebook.
"Se durante l’assistenza al parto avete vissuto esperienze di abuso, maltrattamenti o violenza, vi chiediamo di:
• scrivere la vostra esperienza in un foglio (anonimo, senza riferimenti alle persone e/o luoghi precisi*) intitolandolo #bastatacere
• farvi un auto-scatto con il foglio (senza viso*)
• postarla sulla pagina Facebook: https://www.facebook.com/bastatacere (potete mandarla come messaggio e la posteranno Editor della Pagina*)
• farla girare nei social network con l’hashtag #bastatacere
• a partire dalla data 4 aprile 2016 per 15 giorni.


* il reato di “violenza ostetrica” in Italia non esiste, ma quello di calunnia e diffamazione sì, ed è un reato penale – per questo consigliamo l’anonimato.
Le donne e utenti dell’assistenza alla maternità sono escluse dalle decisioni sul percorso nascita e sulle politiche sanitarie che riguardano il loro corpo e i loro bambini. Le loro voci non vengono ascoltate, eppure esse descrivono un quadro preoccupante in cui emerge che nell’assistenza alla nascita in Italia i diritti fondamentali e costituzionali non vengono rispettati.
L’11 marzo 2016 è stata depositata una proposta di legge “Norme per la tutela dei diritti della partoriente e del neonato e per la promozione del parto fisiologico” da parte dell’On. Adriano Zaccagnini. (http://parlamento17.openpolis.it/singolo_atto/62977)
La proposta propone il rispetto dei fondamentali diritti umani della madre e delle persone che nascono perché garantire i diritti significa anche garantire sicurezza e salute. Si tratta di una proposta che mette la madre e il bambino al centro.
Nessuna legge sulla nascita deve prescindere dal rispetto dei diritti fondamentali e costituzionali delle persone assistite e gli utenti hanno il diritto di partecipare attivamente all’assistenza sanitaria a loro fornita e alle politiche sulla salute.
La proposta di legge introduce il reato di violenza ostetrica in seguito alla recente dichiarazione dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS 2014) su “La Prevenzione ed eliminazione dell’abuso e della mancanza di rispetto durante l’assistenza al parto presso le strutture ospedaliere”. Tale dichiarazione evidenzia quali siano i trattamenti che le donne subiscono durante l’assistenza al parto e in particolare:
• l’abuso fisico diretto
• la profonda umiliazione e l’abuso verbale
• procedure mediche coercitive o non acconsentite (inclusa la sterilizzazione)
• la mancanza di riservatezza
• la carenza di un consenso realmente informato
• il rifiuto di offrire un’adeguata terapia per il dolore
• gravi violazioni della privacy
• il rifiuto di ricezione nelle strutture ospedaliere
• la trascuratezza nell’assistenza al parto con complicazioni altrimenti evitabili che mettono in pericolo la vita della donna
• la detenzione delle donne e dei loro bambini nelle strutture dopo la nascita connessa all’impossibilità di pagare
• inoltre, adolescenti, donne non sposate, donne in condizioni socio-economiche sfavorevoli, donne appartenenti a minoranze etniche, o donne migranti e donne affette da HIV sono particolarmente esposte al rischio di subire trattamenti irrispettosi e abusi


Per far ascoltare la voce delle donne abbiamo dovuto scrivere una proposta di legge.
Per farci sentire dobbiamo unirci in coro: #bastatacere!
L’iniziativa è curata da:
1) Human Rights in Chilbirth in Italy (https://www.facebook.com/hric.italy/)
2) La goccia magica (https://www.facebook.com/La-goccia-magica-294548800683596/)
3) Nanay (https://www.facebook.com/NANAY-655359197879572/?fref=ts)
4) Centro Alma Mater (https://www.facebook.com/centroalmamater)
5) Cerchidarcobaleno (https://www.facebook.com/Cerchidarcobaleno/)
6) Rinascere al Naturale (https://www.facebook.com/RinascereAlNaturale/)
7) Città delle Mamme Frascati (https://www.facebook.com/Città-delle-Mamme-Frascati-134288…/)
8) Comitato per la Buona Nascita (https://www.facebook.com/ComitatoBuonaNascita/)
9) Forum PartoNaturale (www.partonaturale.nethttps://facebook.com/partonaturale-208351449178294/…)
10) Innecesareo Onlus (https://www.facebook.com/Innecesareo-438982256148723)
11) Ciao Lapo Onlus (https://www.facebook.com/ciaolapoonlus)
Ed è sostenuta da:
Per tutte le informazioni potete scrivere a hric.italy@gmail.com.

Pariedipiù

martedì 8 marzo 2016

Nonsolo8Marzo 2016


Buon 8 marzo 2016!

Nonsolo8marzo: Pariedipiù si occupa di pari opportunità tutti i giorni.

Vi suggeriamo di vedere il video "Non ci riuscirai mai", in cui vengono intervistate alcune bambine.
Le loro reazioni sono meravigliose, spontanee e vere.
L'Autore del video è Max Abba.

Pariedipiù
+ 39 377 2760425
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mercoledì 17 febbraio 2016

Possiamo fare molto, partendo dall'essere, per trasformare gli stereotipi di genere nel rispetto di tutti

Cosa possiamo fare noi per riconoscere gli stereotipi di genere e trasformarli nel rispetto di tutti?
Incredibilmente, si può "fare" molto e nella propria quotidianità.

1) Il primo passo è riconoscerne l'esistenza.
2) Il secondo passo è accoglierli dentro sè.
3) Il terzo passo è rifletterci ed integrarli, anche se non è molto piacevole, ma è fondamentale.
4) Il quarto passo è chiedersi come ci comportiamo, cosa diciamo a chi ci sta vicino nella nostra quotidianità?
5) Il quinto passo è trasformarli nel rispetto di tutti.
6) Il sesto passo è parlarne per diffondere la trasformazione.

Possiamo fare molto, ognuno nel proprio ruolo e nella propria posizione, partendo dall'essere per trasformare gli stereotipi di genere, nel rispetto di tutti.

Riportiamo, in allegato le Conclusioni del Sondaggio effettuato da SNOQ di Genova a cura di Eva Provedel in merito al sessismo nel linguaggio di genere e agli stereotipi femminili e maschili, come spunto di riflessione.

Per commenti e contatti potete scrivere a pariedipiu@gmail.com oppure telefonare + 39 3772760425, oppure scrivere in twitter pariedipiu o nella pagina Facebook pariedipiu.

Buona lettura e buona giornata.

PariEdipiù - Anna Maria Ricci Giontella









  1. Documento integrale "Sondaggio Linguaggio e Stereotipi di Genere - Indagine conoscitiva-esplorativa in rete" a cura di Eva Provedel, Snoq Genova

    Conclusioni
    Dall’analisi della popolazione che ha risposto al sondaggio, è emerso che i temi di genere non attirano le giovani generazioni e gli uomini, bensì attirano in modo prepondereante le donne e le persone di età superiore ai quarant’anni, in particolare tra i cinquanta e i sessant’anni. Ci chiediamo come mai le giovani generazioni e gli uomini sembrino così poco interessati agli stereotipi che condizionano la loro vita quotidiana, e come si possa fare a ingaggiarli su questi temi.
    In compenso, le risposte sono giunte da quasi tutte le regioni italiane (eccettuato il Molise) e da alcune persone residenti all’estero, dando un respiro nazionale all’indagine, e confermando che non ci sono particolari differenze di stereotipi tra una regione e l’altra.
    Il linguaggio è emerso come elemento chiave per comprendere e per risolvere molte difficoltà sugli stereotipi di genere. Si incontra una forte resistenza alla declinazione del linguaggio al femminile, sia da parte degli uomini che da parte delle donne, eppure l’attenzione al linguaggio è stata la quarta soluzione più citata per affrontare gli stereotipi di genere. Inoltre, molti uomini non sembrano considerare offensive le espressioni di uso comune che offendono le donne, e le donne stesse sono abituate a sentirle e usarle nelle conversazioni per abitudine.

    Si conferma l’importanza apicale dell’aspetto esteriore per le donne, inversamente proporzionale rispetto agli uomini, che nell’immaginario collettivo se la cavano bene anche se non sono belli, profumati o giovani. Non si può dire lo stesso per le donne, soprattutto dopo i 40 anni.
    Dai numerosissimi stereotipi citati nelle risposte, il 70% dei quali riguarda le donne, emerge la costante pratica di “due pesi e due misure”: si è rilevata da parte dei/delle rispondenti una fondamentale differenza di giudizio in base al genere, per cui le donne vengono giudicate molto più severamente degli uomini, e su molti più aspetti della vita personale e professionale.

    In particolare, gli stereotipi sulle donne hanno una connotazione in maggioranza negativa, mentre gli stereotipi sugli uomini risultano quasi tutti positivi. Inoltre, quando capita che una donna sia apprezzata per le sue competenze, la si complimenta dandole attributi maschili: “donna con le palle”; “donna cazzuta”. Al contrario, gli attributi femminili, se affibbiati a un uomo, risultano negativi (“sei una femminuccia”). In sintesi:
    Le donne sono considerate a priori incompetenti, inaffidabili, superficiali e incapaci di leadership, in quanto donne; vengono sanzionate dalla società se non rispettano i canoni di gradevolezza, bellezza, cura degli altri, limitazione dell’uso del corpo e sottomissione all’uomo o al sistema vigente di potere. Se li rispettano, tale conformismo porta comunque lati negativi.
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Gli uomini, invece, sono considerati a priori competenti, pratici e capaci di leadership, in quanto uomini, e non vengono sanzionati se tradiscono, soverchiano o pensano a se stessi. In cambio, devono dare un’immagine di forza, sicurezza di sé in ogni momento, capacità di provvedere alla famiglia, e non devono mai mostrare caratteristiche o interessi “femminili”.
Questi stereotipi, con tutte le declinazioni specificate alla domanda sei, sembrano rispecchiare una società cristallizzata a molti decenni fa, anche se molti cambiamenti si sono verificati da allora a oggi. Occorrerebbe proseguire l’indagine con un’analisi qualitativa della trasformazione (o meno) di ciascuna categoria di stereotipi nel tempo, analisi non prevista in questo sondaggio.
Si è comunque potuta rilevare una discrepanza notevole tra gli stereotipi rilevati nella società e quanto le/i rispondenti non si riconoscano oggi in essi: il 65% di donne e il 44% di uomini rispondenti NON si identificano negli stereotipi rilevati. In particolare, le donne si sentono forti, non deboli, e hanno voglia di auto-determinarsi.
Data la discrepanza, sorge la domanda: si tratta di una presa di posizione forte basata su una profonda consapevolezza di sé, oppure del rifiuto di ragionare su quanto gli stereotipi rilevati nella società, anche se non si condividono, effettivamente possano avere effetti sulla propria persona?
Curiosamente, gli uomini hanno indicato il triplo di stereotipi femminili in cui “si identificano”, rispetto a quelli maschili. Sorge quindi la domanda: come mai gli uomini ragionano poco su di sé (sui propri stereotipi), mentre tendono molto più facilmente a stereotipizzare le donne?
Certamente si è rilevato come negli stereotipi femminili, qualunque cosa facciano le donne non vada mai bene, mentre negli stereotipi maschili ci sia quasi sempre una giustificazione di qualunque azione degli uomini, anche se considerata “disdicevole”; la stessa azione, compiuta da una donna, viene guardata con disapprovazione (es. vivere liberamente la sessualità e le relazioni).
Dal sondaggio emergono alcune possibili soluzioni per superare gli stereotipi di genere, in primis la necessità di utilizzare la leva dell’educazione: ancora oggi i genitori tendono a trattare bambine e bambini diversamente per via del loro genere, a partire da colori, giochi e attività. Eppure, risulta sempre più importante, tra le soluzioni citate, cominciare a mischiare i ruoli e a parlare di stereotipi di genere fin dalla tenera età.
Infine, emerge l’importanza di agire in prima persona, dando l’esempio del rispetto dei generi nella vita quotidiana, di intervenire quando si verificano abusi o discriminazioni verbali e di aumentare la propria consapevolezza sui condizionamenti degli stereotipi di genere. L’unico modo per avviare l’auspicato cambiamento culturale è partire da sé, e attraverso l’esempio, mostrare al mondo la via da seguire. Importante anche aprire la mente, sospendere il giudizio, e ricordare che la parità non è l’annullamento delle differenze, ma il riconoscimento e la valorizzazione delle diversità di genere, a vantaggio di tutta la società.
Sono state poco valorizzate invece due soluzioni importanti: il mutuo sostegno tra donne, e il coinvolgimento attivo degli uomini. Snoq Genova ritiene che questi siano elementi decisivi per facilitare il cambiamento. 

domenica 7 febbraio 2016

Trovato luogo dello sportello di ascolto: seguici per sapere dove


Abbiamo trovato il luogo in cui sarà proposto lo sportello di ascolto, dialogo e orientamento a San Giuliano Terme!

A breve vi daremo notizia dei giorni e degli orari di ricevimento e dei contenuti che tratteremo in questo sportello.

Seguici per sapere dove!
Ci trovate anche nella pagina Facebook Pariedipiù

Grazie a tutti, buona domenica.


Associazione Pariedipiù
pariedipiu@gmail.com

giovedì 10 dicembre 2015

Sportello di Ascolto-Dialogo-Orientamento Pariedipiù cerca "location"

Stiamo cercando un luogo a San Giuliano Terme (o relative frazioni) che possa ospitare il nostro sportello di Ascolto, Dialogo e Orientamento Pariedipiù, che
sarà offerto gratuitamente e con cadenza settimanale.

- diritti, doveri, collegati al principio di pari opportunità
- nascita
- lavoro

Per segnalazioni scrivere a pariedipiu@gmail.com oppure telefonare +39 3772760425 - +39 3348212180.

Grazie

Associazione Pariedipiu

domenica 1 novembre 2015

Bidya Devi Bhandari: eletta con il 60% dei voti il Nepal ha la sua prima Presidente, Donna

Il 28 ottobre 2015 Bidya Devi Bhandari è stata eletta Presidente con il 60% dei voti: 327 lei, 
214 quelli del candidato del partito del congresso Nepalese Kul Bahadur Gurung.
Succede in Nepal, è la seconda persona eletta Presidente da quando il paese è diventato una repubblica parlamentare, prima era una monarchia.
Leggo avidamente le informazioni che la riguardano in questo articolo apparso su "blitzquotidiano.it", e in questo articolo apparso su "Ilpost.it" e quattro informazioni mi saltano all'occhio: 

1) che ha condiviso la militanza per molti anni accanto a suo marito (fino alla sua morte avvenuta nel 1993)

2) che proprio lei ha avuto un ruolo fondamentale nella stesura della Carta Costituzionale, durata ben sette anni, e in particolare nella stesura dell'articolo che prevedeva l'inserimento di "quote rosa" in parlamento, nonchè il fatto che il Presidente o il Vicepresidente doveva essere una donna.

3) che in Nepal il ruolo di Presidente è di carattere cerimoniale, nel senso che è il Primo Ministro Khadga Prasad Oli, il capo politico del paese.

4) che il Primo Ministro si batte da tempo per i diritti delle donne nel paese

Mi domando: se lei non fosse stata la moglie di un leader comunista e avesse militato con lui, e se lei non avesse fatto parte del gruppo di lavoro impegnato nella carta costituzionale, prevedendo le quote rosa lei sarebbe Presidente? Se il Primo Ministro non fosse un politico impegnato per i diritti delle donne del Nepal l'avrebbero eletta e avrebbe vinto?

Sono convinta che il cambiamento passi attraverso l'unione di intenti, di chi ricopre ruoli istituzionali e politici, cambiare si può, insieme, per il bene di tutti.

Le quote rosa possono anche insultare, ma è indubbio, e lo dimostra questa esperienza dunque la realtà, che servono - eccome - per il cambiamento che tutti stiamo aspettando, di certo non in modo passivo, ma attivo, in prima persona, come dice bene Robert Kennedy: "il futuro non appartiene a coloro che si accontentano dell'oggi, che sono apatici verso i problemi comuni e verso il prossimo, timidi e paurosi di fronte alle nuove idee e ai progetti audaci. Appartiene piuttosto a coloro che sanno mescolare passioni, ragione e coraggio impegnandosi personalmente negli ideali e nelle grandi iniziative"

Anna Maria Ricci Giontella
Associazione Pariedipiù